Casa della Comunità: così la salute è di casa

San Salvario si prepara a una piccola rivoluzione sanitaria: nel 2026 l’ex ospedale Valdese ospiterà una nuova Case di Comunità e un Ospedale di Comunità, ai civici 19 e 28 di via Silvio Pellico. 

La struttura finanziata dal Pnrr, al civico 28, sarà consegnata a maggio 2026 e offrirà diagnostica, consultori familiari e pediatrici, logopedia, nutrizione clinica, diabetologia e un punto prelievi.

Al civico 19 nascerà invece l’ospedale di comunità, con 20 posti letto per pazienti in dimissione, riabilitazione funzionale, palestra aperta, servizi specialistici (Pma, seminologia, prelievi) e la sede dell’associazione “Mettiamoci le tette”. Prevista anche una centrale operativa territoriale.

L’archeologia italiana in Iraq

Giovedì un pomeriggio d’eccezione con l’archeologo e ricercatore Enrico Foietta con immagini e racconti sui ritrovamenti in Italia e Iraq.

Quella alla volta di Seleucia al Tigri è una missione storica del dipartimento archeologico dell’Università di Torino. Un ricercatore membro della campagna ci racconta l’apporto tutto italiano allo studio di una delle città più importanti dell’antichità.

Da poche settimane è ripresa la Missione Archeologica a Seleucia al Tigri (Iraq) – Italian Archaeological Expedition at Seleucia on the Tigris (IAES), che coinvolge docenti, ricercatori e studenti del Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino nella più importante capitale di età ellenistico-partica (fine IV sec. a.C. – II sec. d.C.) dell’Asia occidentale. 

La storia di Seleucia al Tigri  

Seleucia al Tigri fu fondata da Seleuco I Nicatore (358–281 a.C.), uno dei generali di Alessandro che si spartirono il suo impero, a pochi chilometri a sud dell’odierna Baghdad, in un’area di grande rilevanza politica e strategica per la capacità connettiva (uno degli approdi alla via della seta). La città, principale centro dell’Impero Seleucide insieme ad Antiochia sull’Oronte (Siria), divenne rapidamente una vasta megalopoli di oltre 700 ettari e mantenne un ruolo di rilievo anche in epoca partica (II sec. a.C. – III Secolo d.C.), fino al suo progressivo abbandono nel tardo II Secolo d.C.

Seleucia: un sito ancora tutto da scoprire 

Le estese rovine visibili sul terreno, riconoscibili per la presenza di numerosi tell (collinette di origine antropica), testimoniano il disfacimento delle molteplici strutture antiche edificate in mattoni crudi, il principale materiale da costruzione della Mesopotamia. La maggior parte del sito resta attualmente ancora da indagare, poiché, dalle missioni americane degli Anni Trenta a quelle italiane iniziate negli Anni Sessanta, l’area archeologica è stata indagata per una superficie che non raggiunge neanche il 10% della sua estensione. 

L’Università di Torino a Seleucia al Tigri 

La missione a Seleucia rappresenta una tradizione storica per l’Università di Torino e per il Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia (CRAST). Avviata nel 1963 sotto la direzione di Giorgio Gullini e attiva fino alla prima guerra del golfo, ha condotto indagini nel sito concentrandosi sull’agorà nord (edificio degli archivi, teatro di Tell ‘Umar, sondaggio sud) e sulla “porticata e agorà sud”, e tra il 1985 e il 1989 sulla stoà. Gli scavi hanno permesso di chiarire l’impianto urbanistico del centro, basato su un sistema ippodameo di strade ortogonali che delimitavano ampi isolati di 144.70 x 72.35metri, e di identificare un grande canale centrale che collegava la città direttamente al Tigri, localizzato più a est. Gli scavi dell’edificio degli archivi hanno restituito un ricco deposito di bullae (cretule di argilla) che sigillavano documenti amministrativi soprattutto relativi al commercio internazionale del sale. Su di esse si riconoscono iconografie greche – raffiguranti, ad esempio, divinità e sovrani – accanto a soggetti di tradizione mesopotamica, a testimonianza della volontà di integrazione culturale promossa dai primi sovrani seleucidi. 

Seleucia al Tigri, Indagine archeologica nel Settore 1 (©IAES)
Seleucia al Tigri, Indagine archeologica nel Settore 1 (©IAES)

I ritrovamenti archeologici a Seleucia al Tigri 

Le ricerche su Tell ‘Umar, grande tell situato nella parte settentrionale del sito, hanno permesso di individuare un grande teatro edificato in mattoni crudi ma ispirato a modelli greco-ellenistici, mentre sul lato orientale dell’agora degli archivi era situata una stoà. Dalle indagini sul terreno provengono numerosi materiali archeologici – ceramiche, oggetti di uso quotidiano, gioielli, terracotte, piccola scultura – che mostrano un marcato influsso greco-ellenistico. La maggior parte dei reperti è custodita in Iraq, ma un lotto di circa 1.500 oggetti è conservato presso il Museo di Arte Orientale (MAO) di Torino a seguito delle missioni storiche UniTo e CRAST. Dal sito proviene anche una splendida statua bronzea di Eracle, ispirata a un modello ripreso persino dal grande scultore greco Lisippo e recante una duplice iscrizione in greco e in partico: un capolavoro della bronzistica seleucide, oggi conservato presso l’Iraq Museum di Baghdad

I risultati delle missioni dell’Università di Torino 

La nuova fase della missione dell’Università di Torino (IAES), diretta dai professori Carlo Lippolis e Vito Messina e inaugurata nel 2022 grazie a un accordo con lo State Board of Antiquities and Heritage dell’Iraq, ha come obiettivo lo scavo di una piazza parallela all’agorà nord e, in particolare, degli edifici che vi si affacciano. I primi risultati delle quattro campagne di scavo finora condotte si stanno rivelando estremamente promettenti e, nei prossimi anni, offriranno nuovi dati e prospettive per lo studio dell’urbanistica, dell’architettura e della cultura materiale di età seleucide e partica, con il coinvolgimento di numerosi studiosi e studenti nel processamento dei dati. 
Attualmente è operativo il Settore 1, sul lato orientale della piazza, sotto la direzione di Vito Messina e del suo gruppo di ricerca, mentre a partire da novembre lo scavo proseguirà nei Settori 2, sul lato occidentale della piazza, sotto la direzione di Carlo Lippolis. Caratteristica fondamentale della missione è quella di coinvolgere numerosi giovani archeologi di differenti gradi di formazione dell’Università di Torino, collaboratori del CRAST e personale locale, permettendo ad essi di impratichirsi sul campo nelle tecniche di scavo, di indagine e documentazione, e sui molteplici materiali scoperti a Seleucia al Tigri. 

Enrico Foietta 

La famiglia di Trentini: ‘Notizia attesa da 423 giorni, grazie a tutti’

“Prigionia ha lasciato in Alberto e in noi ferite difficilmente guaribili”

ansa.it – 15/01/2026

Trentini, l'italiano detenuto in Venezuela chiama casa: spero di tornare  presto - Il Sole 24 ORE

Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione”.

Lo afferma la famiglia Trentini, con l’avvocata Alessandra Ballerini.
    “Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!”, aggiungono i Trentini.

Campane a festa, stamani alle ore 7.00 dalla chiesa di Sant’Antonio al Lido di Venezia, frequentata dai genitori di Alberto Trentini, che vi abitano a pochi passi. Le ha suonate il parroco, don Renato Mazzuia, appena saputa la notizia della liberazione del cooperante veneziano.
“E’ stata – ha detto don Mazzuia all’ANSA – una sveglia gioiosa, contenta e piena di speranza. E’ stato un anno intenso di preghiera e di vicinanza ai genitori, che vediamo spesso qui dentro. Ho mandato un messaggino alla mamma, ho sentito l’avvocata Ballerini ho suonato le campane e adesso celebreremo una Messa di ringraziamento”.
Trentini non vive a Venezia da una ventina d’anni, per il suo lavoro nella cooperazione internazionale. “Non lo conoscevo direttamente – ricorda il sacerdote – ma attraverso i suoi parenti quando tornava ogni tanto qui. Ora è importante che torni a casa”, ha concluso. 

Legali Burlò, familiari ringraziano istituzioni per il lavoro svolto

 “Siamo molto contenti della fine della detenzione di Mario Burlò. Mario ha già potuto sentire la figlia e rassicurato delle sue condizioni di salute. Anche a nome dei familiari vogliamo ringraziare le istituzioni diplomatiche che in questi mesi non hanno mai smesso di lavorare per la liberazione dei nostri connazionali tenendoci costantemente aggiornati”. Lo affermano gli avvocati Benedetto Buratti e Maurizio Basile legali dell’imprenditore piemontese scarcerato a Caracas.
“Successo ancor più significativo in ragione del quadro socio-politico del Venezuela e dei rapporti con l’Italia”, sottolineano i due legali. 

 Una lunga telefonata alla figlia Gianna, dagli uffici consolari italiani a Caracas, per annunciarle la liberazione e rassicurarla sulle proprie condizioni di salute. Questo è stato il primo passo di Mario Burlò, imprenditore e immobiliarista torinese detenuto in Venezuela per circa un anno, dopo la sua scarcerazione. La chiamata è giunta nel cuore della notte per via del fuso orario.
“Sta benone”, dichiara all’ANSA Maurizio Basile, avvocato torinese che lo assiste dei processi che ha in corso in Italia.
“È una persona dalla forza d’animo e dalla vitalità straordinaria”, aggiunge il legale. 

Mattarella, Repubblica grata ai volontari,preziosa la loro azione

Ogni giorno milioni di persone offrono inestimabile contributo

05/12/2025 – ANSA.it

Ogni giorno milioni di persone offrono, volontariamente, un inestimabile contributo alla comunità.Una dedizione che si accentua nel corso delle crisi umanitarie, ambientali e climatiche, che si concretizza nelle piccole e generose azioni quotidiane di prossimità.

Quella del volontariato è una forza spontanea a servizio della persona, una risorsa che si affianca alle istituzioni preposte al soccorso e alla ricostruzione, conferendo maggiore efficacia alla loro attività.
    Lo stesso raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile – ci ricordano le Nazioni Unite – richiede l’apporto dei volontari per sconfiggere la povertà, la fame, le disuguaglianze e per promuovere la pace. L’odierna edizione della Giornata del Volontariato, dal tema “Ogni contributo conta”, assume particolare rilievo, aprendo l’Anno internazionale istituito dall’ONU per sottolinearne l’importanza e la necessità di integrare questo prezioso patrimonio di iniziative e valori nelle politiche dirette all’attuazione dell’Agenda 2030. La Repubblica è grata ai volontari e alle loro organizzazioni per la preziosa azione di solidarietà che svolgono”.
    Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Internazionale del Volontariato per lo Sviluppo Economico e Sociale.

Famiglie delle vittime del 7 ottobre nel luogo dell’attacco

07/10/2025 – ansa.it

Per il secondo anniversario, osserveranno un minuto di silenzio

 © ANSA/EPA

Oggi gli israeliani commemorano il secondo anniversario dell’attacco del 7 ottobre al Nova Festival, nel deserto del Negev, da parte di miliziani palestinesi, dove furono uccise 1.250 persone e ne furono rapite circa 250.
Le famiglie delle vittime si recheranno sul luogo in cui è avvenuto l’attacco e osserveranno un minuto di silenzio, secondo quanto riporta la Afp.

Mentre i negoziatori di Israele e Hamas si incontrano in Egitto per discutere di un possibile accordo di pace a Gaza, gli israeliani si riuniranno in diverse località del Paese per ricordare il giorno dell’attacco.

Incendio nella notte: a fuoco la Teksid Aluminum di Carmagnola

Sono scattati anche i controlli di Arpa Piemonte. Non ci sono feriti né intossicati

LA STAMPA – 06 Ottobre 2025

Vasto incendio nella notte alla Teksid Aluminum di Carmagnola. Le fiamme si sono sprigionate intorno alle 22: sono accorse 9 squadre di vigili del fuoco arrivate dal Comando di Torino. Non ci sono feriti né intossicati.

L’incendio è stato circoscritto e messo in sicurezza nelle prime ore dell’alba.

Sono scattati anche i controlli di Arpa Piemonte: i tecnici hanno stata installato a circa 50 metri dall’evento una centralina di emergenza ambientale, finalizzata al monitoraggio delle sostanze rivelatrici dell’incendio e capace di trasmettere i dati a distanza. La centralina ha rilevato valori nei limiti di norma. Le operazioni di monitoraggio sono tuttora in corso.

Flotilla, proteste a Torino: irruzione all’aeroporto di Caselle, irruzioni e danni dentro le Ogr, bloccato il tunnel del Frejus

Torinotoday – 02/10/2025

Giornata di forti proteste e manifestazioni a Torino contro Israele e contro il Governo italiano: dopo l’irruzione all’interno dell’aeroporto Torino Caselle, in serata centinaia di manifestanti hanno fatto irruzione all’interno delle Ogr. In Valsusa i Pro Pal bloccano il tunnel del Frejus

All’indomani del blocco di alcune navi della Global Sumud Flotilla da parte di Israele, dopo le proteste e gli scontri di mercoledì 1 ottobre, migliaia di persone protestano a Torino per la Palestina oggi, 2 ottobre. In mattinata, un corteo è partito da Palazzo Nuovo, sede universitaria delle facoltà umanistiche occupata dagli studenti, e ha percorso diverse strade del centro città. Intorno alle 14,15, alcuni manifestanti riescono ad accedere alla pista di atterraggio dell’aeroporto di Caselle Torinese, tagliando le reti. La polizia risponde con alcune cariche e, in una decina di minuti, riesce a sgomberare l’area. Altre persone, dopo aver raggiunto corso Maroncelli a Torino, hanno imboccato il raccordo di Moncalieri, interamente chiuso al traffico per diversi minuti.

In serata, dopo un nuovo corteo partito da Piazza Castello, i manifestanti hanno fatto irruzione – arrecando importanti danni all’arredo – all’interno delle Ogr di Torino, dove in questi giorni è in corso l’Italian Tech Week. Il corteo si è successivamente ricompattato e concluso, poco dopo le 22, in piazza Castello. Sempre in serata circa 60 di manifestanti, sfilando dietro lo striscione recante la scritta “Valsusa per la Palestina”, una volta partiti da Bardonecchia hanno raggiunto a piedi il traforo del Frejus, bloccandolo in direzione Francia. 

Il racconto della giornata

Ore 22,30: Una sessantina di manifestanti, partiti a piedi da Bardonecchia, ha raggiunto a piedi il traforo del Frejus, bloccandolo in direzione Francia. Capeggia in cima al corteo lo striscione “Valsusa per la Palestina”. Viabilità aperta, invece, in direzione Italia dalla Francia. 

Ore 22,15: “Fin quando il genocidio non cesserà, l’occupazione ci sarà”. Dopo i momenti di forte tensione all’interno delle Ogr, che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, il corteo si è ricompattato all’esterno, in corso Castelfidardo, sfilando in corso Stati Uniti e raggiungendo prima la stazione di Torino Porta Nuova, chiusa e presidiata dalla polizia, riversandosi poi in piazza Castello dove, alle 22.15, si è concluso il corteo. I varchi di accesso della stazione di Torino Porta Susa sono nuovamente aperti sia per la salita sia per la discesa dei passeggeri.

“Ricordiamo lo sciopero generale di domani – così gli attivisti al megafono, ricordando gli appuntamenti di venerdì 3 ottobre –. Alle 7 i primi blocchi a Brandizzo, alla sede di Amazon. Alle 9 ci vediamo al parco Artiglieri della Montagna per contestare l’arrivo di Bezos in città. La giornata proseguirà, alle 10 ci riuniremo in piazza Gaza (piazza Palazzo di Città) per un gigantesco corteo di lavoratori, studenti e sindacati. Ma non è finita qua, ci vediamo anche alle 18, in piazza Castello, per un blocco serale prima di scendere a Roma. Sarà la giornata della Palestina, della resistenza, del ‘blocchiamo tutto’. Ma non finirà qui, deve essere chiaro. Fin quando il ge

Ore 21,15: Gravi danni all’interno delle Ogr, Officine Grandi Riparazioni, dove i manifestanti hanno fatto irruzione prima scavalcando e poi forzando i grandi cancelli all’ingresso. Oltre duecento manifestanti hanno fatto incursione all’interno dello stabile, sfondando vetri e cancelli. Distrutto l’arrendo interno. 

Ore 20,00Irruzione e danni alle Ogr di corso Castelfidardo. Dopo aver percorso corso Vinzaglio e corso Vittorio Emanuele II, oltre diecimila persone si sono riversate in corteo in corso Castelfidardo, raggiungendo le Ogr – Officine Grandi Riparazioni – di Torino. Proprio in questi giorni alle Ogr è in corso l’Italian Tech Week, evento di portata internazionale che, nella giornata di venerdì 3 ottobre, vedrà sfilare sul palco personalità del calibro di Jeff Bezos, patron di Amazon, John Elkann, in capo a Stellantis e Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea. Dopo aver raggiunto l’entrata principale, accesi i fumogeni, decine di manifestanti hanno tentato di scavalcare il cancello, sventolando le bandiere della Palestina. Forzato con le mani ma anche con numerosi cartelli stradali, i manifestanti sono riusciti a sfondare, entrando e occupando prima il giardino esterno e poi alcune sale all’interno dello stabile. 

Avvenuta l’irruzione, sulle note di ‘Bella Ciao’, con l’aiuto di bombolette sono state vandalizzate alcune auto esposte, dove è anche scattato anche l’allarme. Le scritte “Free Gaza” appaiono su muri, auto e cartellonistica. “Qui cade la maschera al governo, questo è il posto in cui si riunisce chi ci prende in giro. Bezos, Elkann, Ursula von der Leyen: a Torino non c’è posto per voi. Guardateci, vi stiamo urlando che qui a Torino, chi ha le mani sporche del sangue palestinese, non ci deve stare”, così dichiarano al megafono. Una volta entrati nelle sale dell’edificio, oltre duecento persone hanno danneggiato e distrutto l’arredo presente tra cui sedie, computer personali, maxi-schermi, tavoli, e rotto di diversi tornelli in vetro. Scene di devastazione ma anche aggressioni al personale presente. L’agitazione ha richiesto l’intervento dei reparti di polizia e carabinieri. 

Ore 18,30: Oltre diecimila cittadini, attivisti e studenti si sono ritrovati in piazza Castello, davanti alla Prefettura, per ribadire il proprio sostegno alla Palestina e alla Global Sumud Flotilla. Ad aprire il corteo è uno striscione dietro al quale si stende la bandiera della Palestina: “Gaza ha vinto nonostante il dolore”.

“Questa non è più solo una manifestazione contro il genocidio, ma contro questo governo. Un governo razzista e disumano che usa i nostri soldi per finanziare la guerra e non per la sanità. Ieri ci hanno dato dei violenti, questa è la loro violenza di fronte al genocidio”, dichiara un’attivista altrettanto microfono. Forti parole vengono rivolte nei confronti di Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen. Chiusi i varchi di accesso della stazione di Torino Porta Susa, sia per la salita che per la discesa dei passeggeri, per tutto il tempo necessario allo svolgimento della manifestazione. La metropolitana continuerà a funzionare regolarmente saltando la stazione di Torino Porta Susa.

Ore 16,30: Le stazioni di Porta Nuova e Porta Susa sono nuovamente accessibili per la salita e la discesa dei passeggeri. La linea metropolitana funziona regolarmente.

Ore 15,20: Le stazioni della metropolitana di Torino Porta Nuova e Porta Susa sono chiuse per motivi di ordine pubblico. Alcuni manifestanti, negli scorsi minuti, hanno usato la metropolitana per spostarsi e raggiungere la fermata Marconi. Disagi per i pendolari. 

Ore 14,45: All’aeroporto di Caselle Torinese ripartono le operazioni aeroportuali. Diversi voli hanno subito ritardi per via dell’ingresso in pista dei manifestanti. Torna regolare anche la circolazione sul raccordo di Moncalieri, in entrata e in uscita. 

Ore 14,30: Il corteo sul raccordo di Moncalieri fa retromarcia e torna indietro verso la rotonda con corso Unità d’Italia. La circolazione riparte in entrata, verso Moncalieri, mentre resta sospesa in uscita verso Torino, con obbligo di uscire a San Paolo. 

Ore 14,25: Alcune decine di manifestanti raggiungono l’aeroporto di Torino-Caselle, tagliano le reti che circondano la pista di atterraggio ed entrano nelle aree di pertinenza dello scalo, rimanendo lì una decina di minuti. Gli agenti della polizia presenti sul posto rispondono con alcune cariche.

Ore 13,50: Il corteo è ora diviso in due spezzoni. Uno, con alcune decine di manifestanti, è riuscito ad accedere al raccordo Torino-Caselle. Da qui, gli antagonisti stanno cercando di raggiungere l’aeroporto Sandro Pertini. L’altro spezzone (2.000 persone in tutto), transitato in corso Massimo d’Azeglio e corso Unità d’Italia, ha imboccato il raccordo di Moncalieri, interamente chiuso al traffico per precauzione.

Ore 11: Il corteo partito da Palazzo Nuovo sta attraversando diverse vie del centro di Torino. Gtt avvisa che le linee dei mezzi pubblici sono deviate.

Cosa gridano i manifestanti

Dal corteo, i manifestanti scandiscono messaggi e slogan: “Ieri sera eravamo già in migliaia – scandisce un portavoce – Nonostante le cariche della polizia, siamo riusciti a bloccare Porta Nuova, a dimostrazione del fatto che uniti possiamo bloccare tutto. Dobbiamo essere ovunque in questa città, oggi e domani per lo sciopero generale. Iniziamo a fare i cori, perché oggi dobbiamo davvero dimostrare tutto”.

Il programma delle iniziative del 2 ottobre a Torino

  • Ore 11 palazzo Nuovo, partenza corteo a piedi in centro città e in bici (direzioni ignote)
  • Ore 18 presidio davanti alla prefettura
  • Ore 21 Flash mob davanti all’ospedale Maria Vittoria

Programma iniziative 3 ottobre

  • Anche per domani, 3 ottobre, sono annunciate proteste e manifestazioni:
  • Ore 7 blocco/occupazione sede Amazon in via Torino
  • Ore 9 corteo antagonisti/scuole al parco artiglieri
  • Ore 9 gli studenti partono da palazzo Nuovo per raggiungere alle 10 il corteo che parte da piazza Palazzo di Città
  • Ore 10 presidio corteo USB in piazza Palazzo di Città
  • Ore 13 corteo/presidio palazzo di Città
  • Ore 18 corteo/presidio piazza Castello.

Iniziative Cgil del 3 ottobre

In tutto il Piemonte, domani venerdì 3 ottobre, lavoratrici e lavoratori sciopereranno e scenderanno in piazza per esprimere solidarietà e dissenso verso gli attacchi inferti alla Global Sumud Flotilla, per ribadire l’urgenza di fermare ogni intervento militare nella Striscia e garantire corridoi umanitari e mettere in sicurezza la popolazione civile. “Ciò che è avvenuto nella serata di ieri costituisce un attacco all’ordine costituzionale, oltre che un attentato diretto all’incolumità e alla sicurezza di lavoratrici e lavoratori, volontarie e volontari imbarcati. Non è soltanto un crimine contro persone inermi, ma è grave che il governo italiano abbia abbandonato lavoratrici e lavoratori italiani in acque libere internazionali, violando i nostri principi costituzionali”, scrivono dalla Cgil Piemonte. In Piemonte si terranno presidi e manifestazioni in tutte le province: ad aprire la giornata sarà Torino, con la partenza in corteo da Piazza Palazzo di Città alle 9.

Alla stessa ora si terrà il concentramento di Asti, in piazza Alfieri (fronte Prefettura), con successiva partenza per il corteo che raggiungerà Piazza San Secondo. A seguire, nel vercellese, due piazze con concentramento alle 9.30: a Vercelli, con concentramento in Corso Libertà/angolo via Garibaldi, e a Borgosesia con concentramento in piazza Martiri. In contemporanea a Cuneo, alla stessa ora, il concentramento si terrà in piazza Europa.

Nel pomeriggio si terranno invece le iniziative di Alessandria (con concentramento in piazzetta della Lega alle 17), Biella (con concentramento ai Giardini Zumaglini alle 17.30), Novara (con corteo in partenza alle 17 da piazza Cavour e arrivo in piazza Matteotti) e Verbania (con corteo in partenza alle 17 da piazzale Flaim e arrivo in piazza Ranzoni).

Global Sumud Flotilla, cosa farà ora l’imbarcazione Mikeno ferma davanti Gaza e cosa succederà agli attivisti fermati

wired – 02/10/2025

Mikeno risulta essere l’unica imbarcazione entrata nelle acque davanti alla Striscia di Gaza, anche se per ora non si sa quali saranno i suoi prossimi movimenti. Questa mattina il ministro Tajani ha fatto il punto su cosa succederà agli attivisti italiani fermati

Una imbarcazione della Global Sumud Flotilla risulta essere entrata nelle acque davanti a Gaza. L’imbarcazione si chiama Mikeno e secondo l’ultima posizione registrata dal sistema di tracciamento della flotta umanitaria alle 8:21 del mattino di giovedì 2 ottobre, risulta essere entrata nelle acque davanti alla Striscia di Gaza, staccando il resto della flotta e superando il primo abbordaggio condotto da Israele, che ha bloccato circa 200 attivisti, di cui almeno 22 di nazionalità italiana. Altre imbarcazioni della Global Sumud Flotilla proseguono lungo la rotta verso Gaza. Circa 19 imbarcazioni risultano intercettate dalla marina israeliana, mentre un’altra ventina procede con la navigazione.

Una situazione in bilico

Quasi tutte le barche della Flotilla sono state, quindi, intercettate dalle forze israeliane. L’unica ancora non confermata è la Marinette, rimasta molto indietro rispetto alle altre. La Mikeno, al contrario, sembra essere entrata nelle acque territoriali palestinesi occupate, ma nella mattinata ha smesso di inviare comunicazioni: si presume possa essere stata fermata anch’essa.

Le paorle del ministro Tajani

Gli attivisti già intercettati sarebbero stati trasferiti al porto di Ashdod, nel sud di Israele, come era accaduto a luglio con la missione della Freedom Flotilla Coalition. Da lì, secondo il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, i fermati (compresi 22 cittadini italiani) sarebbero stati portati in un centro di identificazione e detenzione. Tajani ha spiegato che gli italiani saranno espulsi tra lunedì e martedì prossimi, probabilmente non con voli diretti per l’Italia, ma verso altre capitali europee, come Madrid e Londra. Chi non accetterà il rimpatrio immediato, invece, rischia di dover comparire davanti a un tribunale militare israeliano, per poi essere comunque espulso. Il governo italiano non si farà carico del voli di rientro.

Tra i fermati ci sono anche esponenti politici: l’europarlamentare Benedetta Scuderi (Alleanza Verdi e Sinistra) e il senatore Marco Croatti (Movimento 5 stelle), che si trovavano sulla barca Morgana. Entrambi sono già ad Ashdod, e venerdì è prevista la prima visita consolare.

Sul fronte mediatico, la Flotilla ha cominciato a pubblicare i nomi e i video dei partecipanti arrestati, per la prima volta resi noti integralmente. Intanto, il canale YouTube della missione ha ripreso a trasmettere immagini dalla Fair Lady: a bordo si vede del fumo e alcuni attivisti, mentre viene segnalato un guasto al motore. Secondo il Times of Israel, almeno quattro imbarcazioni avrebbero avuto problemi tecnici indipendenti dall’operazione militare.

Nel frattempo, in molte città italiane e internazionali (Barcellona, Parigi,  Berlino tra tutte) sono in corso manifestazioni di solidarietà con la Flotilla. Per domani, venerdì 3 ottobre, in Italia, è stato convocato un sciopero generale a sostegno della missione.

Caffè Salvario ritorna attivo!

Dopo un lungo periodo di inattività, il sito caffesalvario riprende l’attività

02/10/2025 – la redazione

È trascorso un po’ di tempo dall’ultimo aggiornamento del sito, ma oggi siamo finalmente lieti di annunciare la ripresa delle attività.

Torniamo ad arricchire il patrimonio di informazioni e notizie che, per cinque anni, ha raccolto memorie e testimonianze in quasi milleduecento articoli. Questo archivio storico è pronto a crescere di nuovo.

In questa nuova fase, non solo rinnovaremo le sezioni esistenti con contenuti multimediali inediti, ma ci impegneremo anche a sperimentare nuove modalità di comunicazione, esplorando il potenziale dell’intelligenza artificiale (AI!).

Buona navigazione a tutti!

Addio Francesco, il Papa venuto dalla fine del mondo

Bergoglio è morto alle 7.35 per le conseguenze di una polmonite, aveva 88 anni

Domenico Agasso – 21 Aprile 2025 – lastampa.it

Dodici anni dopo quel celebre e sorprendente «Fratelli e sorelle, buonasera!», pronunciato dalla loggia centrale della basilica di San Pietro, se ne va Francesco, il papa della gente e delle sorprese. Aveva 88 anni, era reduce da una grave polmonite bilaterale che lo aveva tenuto a lungo in ospedale.

A dare l’annuncio è stato il cardinale Kevin Farrell con queste parole: «Carissimi fratelli e sorelle, con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco. Alle ore 7:35 di questa mattina il vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre. La sua vita tutta intera è stata dedicata al servizio del Signore e della Sua chiesa. Ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale, in modo particolare a favore dei più poveri e emarginati. Con immensa gratitudine per il suo esempio di vero discepolo del Signore Gesù, raccomandiamo l’anima di Papa Francesco all’infinito amore misericordioso».

Il Papa è morto lasciando come ultimo ricordo alcune sorprese, come ha fatto in tutto il pontificato. Nel giorno di Pasqua Francesco in papamobile tra la gente – entusiasta – in piazza San Pietro. Poco prima si è affacciato dalla loggia centrale della Basilica per l’Urbi et Orbi. Ha affidato la lettura del messaggio al maestro delle cerimonie pontificie: «No al riarmo. A Gaza situazione ignobile», il suo ultimo appello per la pace. Tutto questo, dopo avere visto Vance. Francesco ha ricevuto il Vicepresidente degli Stati Uniti ieri mattina, poco dopo le 11,30, a Casa Santa Marta. Sabato la breve preghiera nella basilica di San Pietro. Giovedì santo, la visita nel carcere di Regina Coeli. Bergoglio se ne va mentre si cominciava a guardare avanti, a metà della convalescenza dopo il ricovero al Policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale.

Nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, Jorge Mario Bergoglio si presenta al pianeta vestito di bianco il 13 marzo 2013, dicendo col sorriso che i cardinali sono andati a prendere il nuovo Vescovo di Roma «alla fine del mondo». Stupisce e incanta subito la sua semplicità, quasi a voler proclamare in poche frasi lo stile del suo pontificato. Un magistero con al centro la «vicinanza», la «tenerezza», il dialogo con tutti, dentro e fuori dal recinto cattolico. E poi, soprattutto, i «poveri». Lo si intuisce dalla scelta imprevedibile del nome: Francesco. Un richiamo al «Santo Poverello» di Assisi, una decisione maturata nei primi attimi dopo la sua elezione, quando all’interno della Cappella sistina il suo vicino di banco, il cardinale brasiliano Cláudio Hummes, nel complimentarsi raccomandò di non dimenticare i bisognosi.

Il primo Pontefice latinoamericano, il primo gesuita, con origini piemontesi, sbalordisce tutti anche con la volontà di vivere nella sobria Casa Santa Marta, e non nel Palazzo apostolico: «Non è tanto lussuoso – spiegherà più volte – ma è enorme. La sensazione che ho avuto era come di un imbuto al rovescio». Lì dentro da solo non lo avrebbe tollerato «psicologicamente». Quando gli domandano l’origine della decisione dice che l’ha presa «per motivi psichiatrici, per la mia salute, per non finire male». Casa Santa Marta è «un albergo» che gli permette di stare «con le persone, tra la gente».

Il Vescovo di Roma costringe fedeli, osservatori e addetti ai lavoro a «inseguirlo» anche nella sua prima uscita dalle mura vaticane: Lampedusa. Nessuno poteva immaginarsela. Sceglie quell’isola perché è simbolo del dramma dei disperati del mare, delle tragedie dei migranti, e lì parla della «globalizzazione dell’indifferenza» che lo porterà poi, nel corso degli anni, a denunciare in numerose occasioni il disinteresse verso il prossimo più debole o scomodo e a condannare la «cultura dello scarto».

Il 24 maggio 2015 pubblica l’enciclica «verde» – e «sociale», aggiunge lui stesso per descriverla – «Laudato si’», in cui afferma: «La terra è ferita, serve una conversione ecologica. Siamo cresciuti pensando che eravamo proprietari e dominatori della Terra, autorizzati a saccheggiarla». Lancia un appello a governi e istituzioni scrivendo che la crisi ambientale è crisi antropologica ed è legata al modello di sviluppo: bisogna eliminare le cause strutturali di un’economia che non rispetta tutti gli esseri umani, ma solo alcuni privilegiati. Propone nuovi stili di vita all’insegna dell’«ecologia integrale».

Un’altra priorità è la riforma del sistema economico-finanziario della Santa Sede, per mettere fine agli scandali e risollevare le casse vaticane.

Il messaggio «di Gesù è la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore». Il Giubileo straordinario della misericordia è annunciato da papa Francesco il 13 marzo 2015. Viene aperto ufficialmente l’8 dicembre successivo in San Pietro. Però con un altro gesto che lascia di stucco: il Pontefice ha già spalancato qualche giorno prima la Porta santa, ma non della Basilica vaticana, bensì nella cattedrale di Bangui, Repubblica Centrafricana, paese in guerra e uno dei più poveri del pianeta, dove si trovava in visita apostolica.

Nel tempo dei terrificanti attentati dell’Isis, il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, in occasione della visita del Papa negli Emirati Arabi Uniti, firmano il «Documento sulla Fratellanza umana. Per la Pace mondiale e la Convivenza comune». I due leader dichiarano «che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione». Perciò invitano a «smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione».

Qualche settimana dopo raduna le «truppe» porporate e vescovili con l’obiettivo di guarire la piaga più dolorosa e scandalosa che continua a «sanguinare» nelle Sacre Stanze: la pedofilia. Dal 21 al 24 febbraio convoca i capi delle conferenze episcopali e i rappresentanti degli ordini religiosi di ogni nazione per l’incontro «La protezione dei minori nella Chiesa». Gli abusi sessuali sono diffusi in tutta la società, ma questo non ne «diminuisce la mostruosità nella Chiesa». Anzi, nell’ambito ecclesiastico questa «disumanità» è «ancora più grave», afferma il Pontefice nel suo discorso conclusivo del summit. Bergoglio esprime varie denunce e un forte grido: nella rabbia della gente c’è l’ira di Dio. Promette: anche un solo caso sarà affrontato con la massima serietà, senza più coperture. Nella Chiesa «è cresciuta la consapevolezza di dovere non solo cercare di arginare gli abusi gravissimi con misure disciplinari e processi civili e canonici, ma anche affrontare con decisione il fenomeno. Essa si sente chiamata a combattere questo male che tocca il centro della sua missione: annunciare il Vangelo ai piccoli e proteggerli dai lupi voraci».

È il primo Papa a convivere Oltretevere col suo predecessore, Benedetto XVI, che rinunciò al pontificato. Alcune tensioni collaterali aprono la «questione costituzionale» sull’assenza di una regolamentazione dell’istituto del pontefice emerito. In ogni caso Bergoglio lo considera il «nonno saggio», e Ratzinger assicura più volte che la sua amicizia con papa Francesco è forte e salda. Dice di sentirsi «protetto dalla sua bontà». E mentre il suo successore è sotto attacco da fronti interni oppositori, ricorda ai nuovi cardinali «il valore della fedeltà al Pontefice».

Il 27 marzo 2020, dal sagrato della Basilica vaticana, il Papa in un momento straordinario di preghiera invoca la guarigione per il mondo assediato dal Covid. Francesco in una piazza deserta, e in una giornata piovosa, chiede a Dio di «non lasciarci in balia della tempesta. Svegliati Signore! Salvaci!» invoca Francesco, citando le parole dei discepoli sorpresi in mare da una burrasca, mentre Gesù sembra dormire in tranquillità. «Siamo tutti sulla stessa barca. Nessuno si salva da solo», è l’appello del Pontefice alla solidarietà tra persone e tra nazioni.

Il 3 ottobre 2020 diffonde la «Fratelli tutti». La politica «non degeneri in populismo». Bergoglio parte dalla pandemia, che «non è un castigo di Dio, è la realtà che geme e si ribella». L’emergenza sanitaria globale è servita a dimostrare che «nessuno si salva da solo»: se ne potrà uscire soltanto tutti insieme, attraverso la via della solidarietа. Perciò è tempo di abbattere muri, disinnescare le chiusure dei nazionalismi e i pericoli della xenofobia. E prendere le distanze dai populismi, che in realtà «strumentalizzano i popoli». Bergoglio lo afferma nell’enciclica «sociale» scritta per «sognare come un’unica umanità», citando Martin Luther King, Desmond Tutu, il Mahatma Gandhi e il beato Charles de Foucauld.

In dieci anni Francesco ha compiuto 47 viaggi apostolici internazionali visitando 66 nazioni, e quaranta visite pastorali in 49 città o frazioni d’Italia. Dal 5 all’8 marzo 2021 è in Iraq. Giunge nella ex roccaforte dei terroristi dell’autoproclamato Stato islamico. Un avvenimento dall’elevato valore simbolico oltre che storico. Il nome di Dio non può essere invocato per uccidere, ribadisce il Pontefice nella preghiera per le vittime della guerra a Mosul, dove l’Isis annunciò il califfato. Nel 2024, a 87 anni, si lancia in tour de force storico che lo porterà a toccare le ferite ambientali e sociali dell’Asia e dell’Oceania. Va in Indonesia, Papua Nuova Guinea, Timor Est e Singapore: con 12 giorni e 32.814 chilometri di percorrenza, è il viaggio più lungo del pontificato.

Il giorno dopo l’invasione russa in Ucraina, il Pontefice rompe il protocollo e compie un gesto diplomatico senza precedenti. Se occorre, infatti, dall’ambasciatore va il prelato ministro degli Esteri. Neanche il Segretario di Stato si muove in questi casi. Bergoglio va di persona in via della Conciliazione dal rappresentante russo presso la Santa Sede con l’intento di lanciare un messaggio a Vladimir Putin: fermare bombe e missili. Da quel giorno l’impegno di Francesco e della Santa Sede per provare a mettere fine alle ostilità è quotidiano, attraverso il lavoro della diplomazia vaticana e i continui accorati appelli papali alla pace. In una intervista concessa a La Stampa afferma che «tra Kiev e Mosca la pace è possibile. Non rassegniamoci. Però bisogna che tutti si impegnino per smilitarizzare i cuori, a cominciare dal proprio, e poi disinnescare, disarmare la violenza. Dobbiamo essere tutti pacifisti. Volere la pace, non solo una tregua che magari serva solo per riarmarsi. La pace vera, che è frutto del dialogo». E non si ottiene «con le armi».

Il Vescovo argentino di Roma ha indetto il Sinodo sulla sinodalità. Vuole rendere la Chiesa più pronta a condividere responsabilità con i laici e le donne – Papa Bergoglio ha nominato la prima prefetta della Curia romana – ad ascoltare il mondo e la contemporaneità, ad andare missionaria per le strade delle «periferie geografiche ed esistenziali», senza paura di uscire dalla galassia ecclesiastica e dalle sacrestie, superando le chiusure ideologiche, ma non snaturando la dottrina. Nel 2023, alla Giornata mondiale della Gioventù a Lisbona, scandisce che «nella Chiesa c’è posto per todos, todos, todos (tutti, tutti, tutti)!». È tra le più grandi sfide che Francesco lascia in eredità al suo successore.